MODERN BRUTALITEE SHIRTS

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10 giugno 2013

Pump it like it's hot vol.3



Spero che lo scorso volume vi sia piaciuto! 
Noi ci abbiamo preso davvero gusto, e anche questo mese vi regaliamo una doppia recensione! 

Gli artisti che abbiamo scelto sono due new entry del team Unlimited Struggle di Dj Shocca aka Roc beats. 
Due stili molto differenti, due città molto lontane l’una dall’altra, ma uniti da una visione molto lucida e disincantata del mondo che li circonda.

Il primo artista di cui vi voglio parlare è parte del collettivo palermitano KillaSoul insieme ai soci Big Joe e Johnny Marsiglia. Stiamo parlando naturalmente di Louis Dee del suo nuovo mixtape Love is Love 2.




Questo progetto prosegue il lavoro svolto dal primo volume Love is Love uscito nel 2011, differenziandosi soprattutto a livello stilistico: se nel primo episodio Palermo è raccontata in maniera più grezza, nel secondo volume si da più spazio alla melodia e ad una visione più matura e lucida della vita.

“La mafia qui non esiste lo dice chi fa il turista, tu parla di come sei riflesso di un altro artista” cit. 

Grande attenzione è stata dedicata al suono del disco: che è composto interamente da strumentali originali, a differenza dei soliti mixtape su basi grattate! 
Gran parte delle produzioni sono affidate al magistrale lavoro di Big Joe, che ancora una volta se ce ne fosse bisogno dimostra di essere uno dei migliori beatmaker italiani! 
Sono presenti anche produzioni di Tony Madonia, Big Things, St. Luca, Zonta e Retraz.

Tanti i featuring di spessore presenti sull’album: partendo dai soci di Unlimited, Johnny Marsiglia, Nex Cassel e Ghemon, passando per 2/3 dei One Mic, Ensi e Rayden, arrivando al “nostro” frari Uzi Junkana.



Interessanti anche le strategie di promozione degli ultimi prodotti targati Unlimited Struggle: Love is love 2 infatti è composto da 16 tracce scaricabili in freedownload dal sito dell’etichetta ( www.unlimitedstruggle.com ), e altre 6 tracce acquistabili su Itunes in Extended Version. 

“Love is love every single day” Cit.



Il secondo artista di cui vi voglio parlare è italo/colombiano originario di Bogotà, residente a Busto Arsizio in provincia di Varese, "dove i wack mc vengono uccisi everyday"

Di chi stiamo parlando? 

Naturalmente di Egreen aka Green Fantini aka Ehi rapper vaffanculo! e del suo nuovo album “Il cuore il fame”.


Dopo più di dieci anni di gavetta, Egreen vanta una reputazione che lo colloca come un peso massimo nel circuito del rap underground Italiano. 

Se “Entropia ep” e “B&H” hanno dimostrato qual’è la sua attitudine e il suo approccio all’hip hop, questo disco appare più strutturato e incanalato in vere e proprie canzoni, non più in pezzi fatti di getto con un’attitudine tipicamente “freestyle”.

L’intro è un vero e proprio “manifesto” nella quale il rapper varesino mette le cose in chiaro sulla sua posizione:



“Mai avuto talento per essere famoso, tanto allenamento e un rispetto religioso” cit.
Non uno sfogo immotivato, ma un attacco mirato a tutto ciò che ha invaso e sporcato la cultura Hip Hop: una critica feroce al nuovo che avanza senza consapevolezza di sè, e al vecchio che rimane con le mani in mano puntando il dito senza produrre nulla di valido. 

La passione che ci mette Egreen nel difendersi e nel difendere la musica che gli ha rubato il cuore trasuda in ogni rima e sembra essere il vero filo conduttore di tutta l’opera: la rabbia serve a difenderlo, il sentimento a spiegare l’importanza e l’amore che ha generato. 
Il taglio classico di questo lavoro ha ampio richiamo anche nel suono dell’album, proprio per questo si è avvalso dell’aiuto di DJ, come Tsura o Taglierino, per inserire nei brani alcuni frammenti della musica che l’ha cambiato. 

Finalmente si risentono gli scratch! che negli ultimi anni sono stati abbandonati a favore di produzioni sempre più strutturate. Accompagnano in questo viaggio Bassi Maestro, Primo, Ensi, Johnny Marsiglia, Jack the smoker, Ghemon, Mistaman. 

Per concludere non posso fare altro che dire che questo lavoro è il disco giusto al momento giusto: in un periodo dove l’hip hop è tanto sdoganato e accessibile a tutti, pregi e difetti annessi, un disco come questo ci riporta alle origini, ci ricorda il buon rap di una volta, dà lezioni di stile e di conoscenza senza tuttavia risultare vecchio o banale. 
Un album che racconta quell’Hip Hop fatto di serate, viaggi chilometrici in treno, ritorni all’alba, jam, amicizie vere, passione, palchi fatti con due assi e quattro mattoni. 
La dimostrazione pratica di come l’impegno, il talento e la giusta attitudine possano portare a comporre musica di grande qualità, vera e diretta.

“Sono quello della razza in estinzione: la razza del rispetto, dello studio e dedizione” cit.


Scritto da Matteo Bergamaschi